Ludovica - I Racconti del Dottor Nasello - Massimo Ivaldo

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Ludovica

Massimo Ivaldo
Pubblicato da in Racconti ·
Ludovica
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Ludovica si ricovera il giorno in cui il dottor Nasello visita al Trapianto del midollo. Ci cambiamo assieme nel filtro, mi tolgo i vestiti per metterne altri, perché anche l’abito fa il dottore. Ludovica toglie i suoi perché deve mettersi il pigiama, anche se non lo fa volentieri. Penso che abbia due anni, non dice molte parole ma che è contrariata si capisce bene.
Le sorrido. Le dico che cercherò di farmi bello per lei e poi andrò a trovarla. E se lei vuole le farò vedere queste cose che sto mettendo in tasca. Chissà cosa sono per lei le mie parole.


“Ciao mamma, ciao nonna, ci vediamo dopo”.  Saluto anche loro.
Entro nella sua stanza dopo mezz’ora. E’ già a letto. E’ spaesata. Come me. La mamma è rimasta, la nonna è uscita. Poi si daranno il cambio. La stanza è una cosa nuova. Forse possiamo visitarla. C’è questo, c’è quello. Si può mettere in disordine, o a posto. Questo qui, questo là. Questo è morbido, questo è freddo. Questo sì, questo no. Lei dice bene soprattutto: “No”. La guardo. Mi guarda. Dopo qualche minuto esco.


Dopo un’ora mi chiama l’infermiera. “Le facciamo la medicazione. La distrai con le bolle?”
Il dottore le fa la medicazione. Ludovica qualche volta si distrae guardando la nonna che scoppia le bolle.
E’ di nuovo mercoledì. Nella stanza c’è la nonna, e pure due psicologhe. Ci mancavano pure i clown dottori. Dalla finestra vediamo Ludovica che fa gli occhioni. La psicologa ci invita ad entrare. Va bene la compagnia, penso, ma a me troppa gente darebbe fastidio.
“Volevo far vedere alla giovane collega   come fate”, ci dirà dopo la psicologa.  Perfetto!
Ci presentiamo, prima separatamente, poi dandoci tutti la mano, e invitando pure Ludovica a farlo. Per lei è una buona occasione per sfoderare uno dei suoi “No”.


Sbuca dalla mia tasca Augusta, e a questo punto le psicologhe si sentono di troppo. Così escono. Augusta? La mia aragosta, rossa, forse timida come Ludovica. Chissà se si vogliono conoscere? Sembra di sì. Ludovica fa persino il primo sorriso che io ricordi e con la mano la accarezza. L’aragosta contraccambia. Si avvicina, le da la mano, le da le zampe. Quattro, come Ludovica. Poi gioca a nascondersi, ma la più piccola della stanza, movendo il fazzoletto, la scova. Ad Augusta le gusta.
Le bolle, già. Spesso un rituale dei clown dottori. Un bel saluto, a volte. Altre, un fastidio, se ti finiscono in faccia. Altri “No” di Ludovica. Per fortuna Augusta capisce, si mette nel mezzo e le mangia. Ora ha la pancia piena, è stanca e va a dormire. Le vuoi dare il bacino della buonanotte? Ludovica gliene da due.  
E se le facessimo un’ape, un’ape piccola, un APE –NA  nata? Anche lei può dare i bacini ma non è capace… Ludovica glielo insegna… e l’Ape vola dalle sue mani, dalla sua bocca, e bacia anche noi.
A presto Ludovica. Ciao. Anzi… (un bacio soffiato)



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